
L'autodromo di Monza occupa una porzione rilevante del Parco Reale
Se oggi qualcuno se ne uscisse con la brillante idea di costruire un autodromo in un parco storico, che so, nel Circeo piuttosto che nell'Uccellina, penso che nessuno lo salverebbe da un coro di insulti.
Purtroppo non fu così negli anni venti del secolo scorso.
Il mito dell'automobile e della velocità, esaltati dal futurismo, l'esistenza di spazi verdi ancora sconfinati anche vicino alle grandi città, l'abbandono del Parco di Monza dopo l'uccisione di Umberto I, la dittatura fascista non ultima, tutti questi fattori hanno permesso lo scempio della costruzione di un autodromo nel Parco Reale di Monza.
Bene, oggi però ci si aspetta che la diffusa sensibilità ambientale spinga gli amministratori perlomeno ad affrontare, ed a cercare di diminuire l'impatto che questo autodromo porta al Parco. E non si può negare che qualche risultato sia stato raggiunto, negli ultimi venti anni, soprattutto grazie all'azione continua e tenace di tutti coloro che hanno a cuore il Parco Reale. Basti ricordare le forti proteste del 1994, quando di fronte alla minaccia del taglio di migliaia di alberi l'opinione pubblica locale e nazionale si mobilitarono, ottenendo significativi miglioramenti ed investimenti nel Parco.
Oggi invece siamo di fronte ad una amministrazione che vuole tornare indietro di un secolo.
Hanno avuto il coraggio di proporre e firmare una concessione alla società che gestisce l'autodromo (SIAS) della durata di 19 anni 19, ad un canone di locazione ridicolo, senza neanche chiedere che venissero portati a compimento gli impegni presi da SIAS con la concessione precedente, durata ben dieci anni.
Ed è proprio uno di questi impegni non attuati che costituisce uno dei principali punti di forza dei ricorsi che le associazioni ambientaliste (Italia Nostra, Legambiente, WWF e Comitato per il Parco) hanno appena presentato. Trovi il comunicato stampa qui.
Si tratta dell'abbattimento parziale delle vecchie sopraelevate, un ecomostro di cui ho ampiamente scritto qui.
La concessione, infatti, non tiene minimamente conto dei moltissimi impegni presi al riguardo, visto che il parziale abbattimento è previsto in numerosi documenti ufficiali, e soprattutto nel Piano Territoriale di Coordinamento del Parco della Valle del Lambro, al cui interno ricade interamente il Parco Reale di Monza.
La cosa ridicola è che la concessione non solo non chiede al concessionario di attuare il parziale abbattimento, già previsto nella concessione precedente. Chiede invece il loro restauro. Andando completamente in contrasto con lo strumento urbanistico di cui sopra.
Diversi altri sono i punti dolenti sui quali è stato presentato ricorso da parte delle associazioni ambientaliste. Ne scrive l'ottimo Franco Isman su Arengario.net.
Condivido con lui le conclusioni: questi ricorsi sono una azione di difesa, indispensabile. Ma se vogliamo che il Parco e la Villa Reale ritornino ad essere una grande risorsa ambientale, allora bisogna agire in positivo per il loro rilancio.
E raccogliere l'invocazione del Presidente del FAI di cui ho appena scritto.
Intanto pensiamo a vincere il ricorso, e tanto che ci siamo le elezioni ;-)
Gimmi